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Itinerari

 

Un giorno a zonzo fra dolci colline ricche di tradizioni e vigneti

Da Borgoratto si può scendere direttamente verso sud passando da Gamalero, oppure facendo una breve deviazione attraverso la ridente Frascaro.
Da Gamalero la strada scorre veloce fino a Cassine con la sua Ciocca panoramica e medievale, poi Strevi, altra rocca agguerrita, indi Acqui Terme (puntata a Visone) con le sue radici pre-romane.
Da Acqui ci si inoltra nelle colline verso Alice Bel Colle, poi Ricaldone. Da qui si può tornare a Cassine (poi Gamalero e Borgoratto) oppure passare da Maranzana e Fontanile, facendo scorta di amaretti e brachetto a Mombaruzzo. Di qui si scende su Gamalero oppure si risale verso Bruno e si prosegue per Aie, arrivando a Borgoratto, dalla provinciale per Nizza, seguendo la “strada del rocco”.
La gita può prevedere un pranzo ad Acqui Terme o nel suo hinterland ed una cena eventuale intorno a Ricaldone. Possibili soste a carattere culturale a Cassine, Strevi e Acqui Terme.

I castelli aperti nel giorno della vostra gita.

 

Week –end dove vissero Pavese e Monti

La prima meta è la Valle del Belbo. Da Borgoratto, percorsa la sinuosa “strada del rocco”, dopo aver svoltato a sinistra si scende su Aie e poi di qui a Nizza Monferrato. Ampia e agevole la strada nuova che, passando per Calamandrana, giunge a Canelli.
Superata la vicina Santo Stefano Belbo, patria di Cesare Pavese (visibile dalla strada la sua casa natale), si arriva a Cossano Belbo, quindi Rocchetta e poi Castino. Superata Cortemilia, si entra nella zona di produzione del brachetto: Cessole, Vesime, Bubbio e finalmente Monastero Bormida, terra di Augusto Monti
La strada corre di conserva con la Bormida e prima di arrivare ad Acqui Terme si incontrano ancora Bistagno e Terzo. Dopo Acqui la SS 30 risale a nord per incontrare Strevi e Cassine. Di qui si può puntare direttamente su Gamalero e poi Borgoratto, oppure fare il giro da Castelnuovo Bormida e Sezzadio.
Il tour può prevedere nella giornata di sabato un pranzo in Valle Belbo, una cena con pernottamento a Cortemilia e il pranzo della domenica in Valle Bormida.
Sono possibili soste di carattere culturale a Canelli, S. Stefano Belbo, Cortemilia, Vesime, Bubbio, Monastero, Acqui, Strevi, Cassine, Castelnuovo Bormida, Sezzadio.

I castelli aperti nei giorni della vostra gita.

 

Gli itinerari di Castelli aperti

Chi desidera spingersi sino a Gavi, può trascorrere un fine settimana nella splendida terra del Gavi un vino bianco secco, ricavato dal vitigno del Cortese, all'ombra del maestoso forte.

La cittadina, sorge lungo le rive del torrente Lemme ed è molto antica: nel 973 fu possedimento del Conte di Tortona e poi dei Malaspina. Nel XIII secolo divenne possedimento della Repubblica di Genova che la mantenne sino al 1815. Dominata dalla massiccia mole del forte che si erge sulla collina sovrastante, conserva nel suo cuore un centro storico di grande interesse.

 

Il Forte, vasto e complesso, è il risultato di interventi che si sono succeduti in epoche diverse. Infatti, qui si trovava già un Castello risalente al XII secolo, che fu trasformato dalla Repubblica di Genova nel 1626. La fortezza fu edificata per ragioni strategiche a causa della sua posizione imprendibile e della collocazione in un punto cruciale per le comunicazioni che si svolgevano tra la Pianura Padana ed il mar Ligure. Mura grigie, bastioni possenti, all'interno diversi livelli che ospitano edifici adibiti all'alloggiamento per le truppe. In molti punti, la roccia calcarea si fonde con la struttura formando un tutt'uno, in una curiosa alternanza di elementi naturali ed interventi umani. nel centro storico di Gavi sono visitabili altri monumenti medioevali, tra cui il famoso "portino", una porta turrita a pianta rettangolare con un arco ogivale risalente al XII secolo.

Un altro percorso, a nord della città di Alessandria, ci conduce a Vignale. Situato su uno dei colli più alti del Monferrato, il paese si trova al centro del triangolo tra Asti, Casale e Alessandria.

Importante centro fin dal medioevo, visse tutte le aspre contese che caratterizzarono la zona e nel 1703 entrò infine a far parte dei domini di Casa Savoia. Dell'antico castello non rimane traccia, ma il centro storico e' piuttosto interessante. La Parrocchiale di San Bartolomeo è un imponente edificio sette-ottocentesco la cui facciata e' preceduta da un monumentale pronao classicheggiante. Nei pressi, un piazzale dal quale si può ammirare uno dei migliori paesaggi delle colline monferrine. La piazza sottostante presenta il Palazzo Municipale, una Torre medioevale ed il giardino che introduce Palazzo Callori, sede dell'Enoteca Regionale del Monferrato. L'edificio, imponente, ha origini molto antiche, nel periodo delle lotte tra Guelfi e Ghibellini si trovò coinvolto in numerosi avvenimenti militari: conteso tra i marchesi del Monferrato ed il Comune di Asti fu espugnato da quest'ultimo nel 1290. Oggi il Maniero si presenta come un Palazzo Nobile, con una scenografica scalinata che sale dal bel giardino sottostante. Assai caratteristiche sono le mura in parte in cotto ed in parte in pietra, che danno alla struttura un fascino particolare. Al suo interno conserva soffitti ed altre decorazioni molto pregevoli, alcuni delle quali potrebbero essere state realizzate dal celebre architetto Juvarra. Nel parco, si potrà visitare la Cappella in stile Neoclassico eretta dall'architetto Brocchi. Altra Chiesa interessante e' quella dell'Addolorata, finita di costruire nel 1505 in stile tardo-gotico con facciata in cotto, con all'interno un pregevole coro ligneo del XVI secolo, si trova nel centro storico.

A metà strada tra Vignale e Gavi, si trova Piovera. La leggenda narra, che San Siro, primo Vescovo di Pavia, intorno l'anno 77 d.C., sostò in zona per le sue predicazioni, probabilmente a Bassignana, e qui venne a contatto con le popolazioni che abitavano il territorio che ora corrisponde a Piovera mutandone il nome "Piopera" da pia-opera. Altri ne fanno derivare il nome da "Plebata" da sede di pieve, "Plubera" da più fertile o "Pioppeta" da coltura dei pioppi.

Il castello di Piovera, la cui attuale conformazione risale al 13° secolo, subì numerosi interventi di cui uno sostanziale durante la dominazione spagnola che lo trasformò da fortilizio a residenza nobiliare. E' tra i maggiori, per dimensioni, della zona; si tratta di un massiccio edificio quadrilatero con torri ovali agli angoli e due grandi torri squadrate al centro dei lati maggiori. L'edificio è circondato da un profondo fossato. All'intorno sorgono innumerevoli edifici con destinazioni accessorie (abitazioni, stalle, depositi, laboratori, ecc.) che formano nell'insieme testimonianza architettonica di notevole pregio. A corollario dell' edificato, il vasto parco (circa 20 ettari) con i suoi viali alberati, le rogge, i prati ed altre edificazioni per le attività collaterali alla vita del maniero.La testimonianza della dominazione spagnola si può cogliere invece all'esterno dell'abitato ove sorgono due cascine, Gusmana e Costantina, il cui impianto risale a quell'epoca. In particolare durante il periodo della dominazione spagnola (1500-1600) l'opera di trasformazione del forte fu radicale, dovendosi adattarlo a residenza marchionale. Vi posero mano dapprima i feudatari spagnoli dei casati di De Santez, Guzman ed Homodei, poi i Balbi di Genova, loro successori. Tra le opere murarie del Castello l'unico manufatto rimasto in parte allo stato d'origine è la torre situata nell'angolo Sud-Est: intorno al 1950 minacciava di sfasciarsi nel corpo centrale e crollare, ma se ne scagionò il pericolo provvedendo a rinforzare e cinturare di ferro le sue strutture traballanti